Biblioterapia clinica. Un’arte rivoluzionaria per la salute della mente

Il 14 luglio 1789 è una data emblematica. Dalle pietre di Notre-Dame, un magico popolo di mostri e demoni, santi e regine, patriarchi e condottieri osserva esplodere la Rivoluzione.
La folla, che da giorni protesta violentemente contro il governo, assalta la fortezza della Bastiglia per impossessarsi delle armi tenute in custodia. Il comandante e una parte del presidio vengono trucidati. Parigi è devastata da disordini e saccheggi. Il regno è sconquassato dal crollo finanziario, da un sistema politico bloccato con i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario in fragili mani sovrane. Rovina un assetto vecchio di secoli. Molti castelli soccombono alla furia dei ceti più bassi della popolazione, gli archivi vengono insensatamente devastati. La Francia è travolta dalla grande peur. Nelle province l’imperativo è difendersi e proteggersi. Le voci sulle minacce incombenti dall’estero provocano subbugli e saccheggi nelle province e nelle maggiori città.
Con l’espugnazione della Bastiglia crolla l’assolutismo regio. Quella che era stata una spaventosa prigione di Stato per ordine del cardinale Richelieu, soccombe all’energia dura e crudele di quel grande movimento libertario, violento ed estremo, confluito nel terrore e nella dittatura, che è stata la Rivoluzione francese.
Ma di fatto, è stato proprio quel processo di sconvolgente distruzione che ha annientato dalle fondamenta un sistema politico, sociale ed economico non più sostenibile che si è potuto ricostruire la società civile su nuove basi. Forse oggi, senza quei moti di potente immaginazione dei suoi capi, quegli atti di altissima brutalità, rivalità e sospetti ma anche di esaltante amore per la libertà, forse non si sarebbe sviluppata la consapevolezza di uguaglianza dell’essere umano e non avremmo i diritti fondamentali dell’uomo. Il 26 agosto 1789 l’Assemblea Nazionale Costituente espone, in maniera solenne, a Parigi, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino sancendo la libertà e l’uguaglianza nei diritti dei cittadini francesi e dell’individuo umano, premessa delle future leggi fondamentali dello stato. E’ in questo tempo, quando ferocia, sangue, entusiasmo e grandezza si intrecciano con forza sovversiva, che la follia, scrive Foucault, pone problemi e domande mai prima formulate. Ad essere in difficoltà nelle risposte è soprattutto il legislatore che ha stabilito la fine dell’internamento dei malati senza tuttavia saper segnalare un luogo sociale dove far abitare la sofferenza mentale.
Pietà e rispetto, cure, un’esistenza sopportabile, un internamento più dolce. Così si legge nel rapporto stilato dal duca di La Rochefoucauld-Liancourt, fondatore e presidente della prima Commissione per l’Assistenza Pubblica al Comitato di mendicità della Costituente dopo la visita nelle case d’internamento di Parigi.
Difficoltà, eroismo e crudeltà fanno strada a nuove concezioni sulle condizioni dei malati mentali e sui concreti cambiamenti da mettere in atto per la loro assistenza. Philippe Pinel, laureato in lettere e medico di grande prestigio in Francia al momento della Rivoluzione, è noto per le sue pubblicazioni sulle malattie mentali. Pinel sollecita il supporto di Georges Couthon, fervente giacobino e personaggio molto vicino a Robespierre, per ottenere l’incarico di medico responsabile alla Salpêtrière e operare presso l’ospedale di Biĉetre, entrambe strutture dove gli alienati, sottoposti a feroci punizioni, vivevano in catene. Grazie a Pinel e ad un gruppo di custodi volenterosi, si implementano nuove modalità di relazione e di cura per i malati con il fine di cercare di sostenere un processo di guarigione.
Pinel, protagonista del rinnovamento della psichiatria, dà valore alla persona, alla dimensione relazionale, al colloquio, alla lettura di libri e alla conversazione intorno alle tematiche trattate nel tentativo di dare voce a quelle emozioni e capacità intellettive che i malati mostravano ancora di possedere. Egli definisce il suo metodo terapeutico come cura del morale avendo ben presente quanto la sofferenza di questi malati fosse soprattutto di natura psichica e non causata da patologie cerebrali. Una visione di assistenza, quella di Pinel, che ha il suo cuore negli ideali rivoluzionari di uguaglianza e libertà che stavano dando vita a possibili nuove opportunità per la malattia mentale.
Mentre le fiamme della Rivoluzione si moltiplicano e un tribunale straordinario punisce ogni iniziativa controrivoluzionaria, la traduzione del trattato di Pinel diventa in Europa un best seller e innova le idee di molti medici.
In Italia Vincenzo Chiarugi, direttore dell’ospedale fiorentino di San Giovanni Battista, rende possibile un programma clinico impostato non più per “uomini perduti” ma per persone malate bisognose di cure. Nello stesso periodo in Gran Bretagna, nello Yorkshire, la filantropia quacchera di William Tuke, si fa promotrice della costruzione dello York Retreat.
Il Retreat era una villa di piccole dimensioni a tre piani dove ai malati non erano imposte pratiche di contenzione. Era consentita la vita comunitaria e lo svolgimento di attività quotidiane come la cura degli animali. La lettura era considerata una pratica particolarmente edificante.
In un’epoca così tragica, con la morte che lavora infaticabile, i libri si aprono un varco, allargano i propri orizzonti d’uso per riconquistare spazi perduti da tempo. Non dimentichiamo che i libri e la scrittura godevano fin dai tempi più remoti del più alto rispetto, percepiti come strumenti utili e salutari per trovare senso e direzione del proprio divenire nel mondo e per il mondo.
L’idea che la lettura smussasse le asperità della psiche germina in Europa, ma è negli Stati Uniti che l’arte della cura con i libri, la biblioterapia, attinge l’energia per fiorire.

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